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Salmonella
Scritto da Administrator   
Venerdì 04 Settembre 2009 11:47
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Salmonellosi

È una malattia infettiva batterica, soggetta a denuncia responsabile di un’ampia varietà di quadri morbosi, ad andamento acuto e cronico, che colpisce sia uccelli che mammiferi.


__LEGISLAZIONE PDF PDF
  • DECRETO - 2 febbraio 2008 Piano nazionale di controllo di Salmonella
    Enteritidis e Typhimurium nelle galline ovaiole della specie Gallus Gallus - condizioni e modalita' di abbattimento.
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  • Piano Nazionale di controllo di Salmonella Enteriditis e Typhimurium, nelle galline ovaiole della specie Gallus gallus
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Eziologia
Famiglia: Enterobacteriacea
Genere: Salmonella - secondo la classificazione di Kauffmann White, in genere salmonella comprende 6 subgeneri (indicati con i numeri romani da I a VI) con circa 2500 sierotipi classificati in base alla presenza di tre tipi di antigeni: somatici (O), flagellati (H) e capsulari (K o Vi)
Specie:

  • S. Enterica (raggruppa i subgeneri I, II, III, IV): tale specie a comprendere quasi tutti i sierotipi che si riscontrano negli animali a sangue caldo, uomo compreso.
  • S. Bongori (raggruppa i subgeneri V e VI): comprende i sierotipi che colpiscono animali a sangue freddo per assenza di flagelli.


Sono batteri Gram -, asporigeni, anaerobi facoltativi, immobili (S. Pullorum / Gallinarum) o mobili.

Caratteristica antigeniche
Sono dotate di tre tipi di antigeni (ad eccezione delle specie di mobili, che ne possiedono solo 2)
Ag. somatici O: di natura polisaccaridica, termostabili, localizzati nella parete cellulare, identificati con numeri arabi
Ag. flagellari H: di natura proteica, tremolabili, assenti nelle salmonella immobili, possono assumere due forme alternative in uno stesso sierotipo.
Ag. capsulari K o Vi: di natura polisaccaridica, tremolabili.

 


 

Resistenza ambientale/diffusione
Si tratta di un batterio dotato di elevata capacità di sopravvivenza nell’ambiente esterno, sia sulla terra (lettiere infette poi usate come fertilizzanti) che nelle acque. In condizioni ambientali favorevoli possono sopravvivere per anni; sopravvivono a lungo nell’acqua, nel materiale fecale, nei terreni umidi e negli alimenti per animali (soprattutto farine di ossa e di pesce).
Replicano entro ampi range di temperatura (da 7 a 40°C) e di ph (da 4 a 9). Sono sensibili al calore (inattivate a 80°C), alle radiazioni UV e avari agenti chimici (formalina, fenolo, permanganato di potassio, ecc.).
Le salmonelle sono, altresì, spesso presenti nell’ospite senza causare malattia (portatori sani-eliminatori).
Per tutti questi motivi, questi germi possono essere considerati come ubiquitari.
Ad aggravare notevolmente il quadro diffusivo ed epidemiologico della malattia, entrano in gioco tutti gli interventi umani volti alla produzione, lavorazione e commercializzazione di prodotti (uova, carne e derivati) destinati al consumo umano.
Anche il controllo dei mangimi risulta, come ovvio, una pratica di notevole importanza; gli stessi subiscono campionamenti sia in superficie che in profondità, cosa che comunque non esula da errori o contaminazioni successive ad es. durante i trasporti o quant’altro.
Infine, non va trascurato il ruolo svolto, come vettori, anche dagli uccelli acquatici i quali, possono eventualmente infettarsi a causa delle acque reflue di allevamenti e macelli.
Nonostante le modalità di trasmissione all’uomo della salmonellosi risultino molteplici, di maggior interesse, almeno per le implicazioni inerenti la sanità pubblica, sono quelle legate alla commercializzazione e consumo di alimenti contaminati come, almeno nella fattispecie, quelli di origine avicola.
Per quanto riguarda le carni, ad esempio, il pericolo risulta essere più che altro legato alla contaminazione superficiale delle stesse durante i vari passaggi lavorativi su nastri, superfici etc; chiaramente la possibilità di contaminazione è dovuta all’eventuale macellazione di animali portatori sani (si ricorda infatti, che i macelli per avicoli sono in grado di trattare quotidianamente sino a 15000 animali), in cui il riconoscimento della malattia non risulta possibile potendo di conseguenza sfuggire allo scarto.
In ogni caso la contaminazione superficiale costituisce un problema minore vista la possibilità di uccisione dei germi durante il processo di cottura (oltre i 60°C); non si dimentichi che comunque la manipolazione dell’alimento, non solo potrebbe trasferire in profondità il germe rendendolo irraggiungibile da temperatura adeguata (carni poco cotte in profondità), ma anche trasferirsi per contatto ad altri alimenti, superfici, vestiti ed utensili da cucina.
Le uova, invece, rappresentano un problema ben maggiore essendo un perfetto terreno di coltura per le salmonella. Questo alimento infatti, oltre che essere conservato a T° ambiente, cosa che favorisce la replicazione batterica (imponente crescita numerica a partire dalle poche, 5/7, unità iniziali per uovo), viene anche spesso consumato crudo o poco cotto.
Tutto quanto costituisce il c.d. “ fattore di rischio della salmonellosi “.

Coltivazione
Fermentano glucosio e mannitolo, non il lattosio, producono idrogeno solforato.
L’isolamento delle salmonelle prevede l’impiego di particolari terreni colturali in grado di selezionarle a scapito della flora batterica presente nelle feci e nell’intestino.
Si effettuano tre passaggi:
Prearricchimento con brodo lattosato o acqua peptonata per 24h a 37°C (temperatura ideale per la crescita delle salmonella);
Arricchimento con brodo selenito o brodo Muller-Kauffmann per 18/24h a 42°C;
Semina su terreni differenziali/selettivi quali:
verde brillante o MacConkey per 24h a 27°C. Essendo lattosio negative, le salmonella non provocano il viraggio del terreno e le colonie appaiono, rispettivamente, rosse o rosa-incolore;
terreno di Kligler a becco di clarino. E’ un terreno contenente sia lattosio che glucosio; le salmonelle, lattosio negative, sono in grado di fermentare solo il fondo del terreno che contiene esclusivamente glucosio;
agar ss. In questo terreno le colonie di salmonella possono assumere colorito brunastro scuro o giallo lucente, crescendo in 15/18h.

Classificazione delle Salmonellosi
Le patologie indotte da salmonella negli uccelli domestici sono distinti in:
Pullurosi (nei pulcini) e tifosi (negli adulti), causata da S. pullorum – gallinarum (immobile)
Paratifosi (in pulcini e adulti), causate da Salmonelle mobili (S. eneteritidis – typhimurium, ecc.)
S. pullorum – gallinarum, essendo privi di flagelli e quindi immobili, non possiedono gli antigeni flagellari H, mentre gli antigeni somatici O possono essere di tre tipi, indicati con i numeri 1, 9 e 12. L’antigene O12, a sua volta, è distinto in 121, 122 e 123. In genere i ceppi standard contengono grandi quantità di Ag 123 , e pochi Ag 122, mentre invece i ceppi varianti presentano un rapporto tra i due antigeni invertiti; i ceppi intermedi presentano una predominanza alternata dei due Ag.
Le salmonella mobili sono quelle più comunemente implicate negli episodi di tossinfezioni alimentari nell’uomo: essendo il pollame uno dei più importanti serbatoi di tali germi, ne deriva che le carni avicole e le uova rappresentano le più importanti fonti di infezione per l’uomo.

Epidemiologia e Trasmissione
PULLUROSI
La trasmissione di S. pullorum – gallinarum può essere sia di tipo:
Verticale
Diretta (transovarica): consegue all’infezione dell’ovaio e successivamente dell’ovulo: questa via costituisce probabilmente la principale modalità di trasmissione della malattia. Causa un elevato tasso di mortalità embrionale (20-30%) a partire dal 18° giorno di incubazione.
I pulcini che riescono a nascere possono: morire nei primi giorni di vita (mortalità perinatale del 10-15%) o superare la fase acuta e diventare portatori sani (questa evenienza si verifica in particolar modo quando ai pulcini vengono somministrati antibiotici i quali prevengono le manifestazioni della malattia ma non debellano l’infezione; quindi alla raggiungimento della maturità sessuale (18-22 settimane) in seguito allo sconvolgimento ormonale tipico di questa fase, tali soggetti possono manifestare la malattia o cominciare ad eliminare salmonelle nell’ambiente (eliminazione ciclica e non continuativa). La moltiplicazione delle germe attiva il sistema immunitario con conseguente produzione di anticorpi, cosicché la ricerca di anticorpi emoagglutinati/precipitanti proprio nel periodo della maturità sessuale risulta fondamentale per individuare i portatori sani e per porre in essere le opportune misure di profilassi. Naturalmente, i portatori sani sono anche i principali responsabili della trasmissione verticale alla progenie ad ogni ciclo riproduttivo.
Indiretta (attraverso il guscio): si può realizzare quando le uova vengono a contatto con feci infette nel loro passaggio attraverso la cloaca, oppure per contaminazione in vari tratti dell’ovidutto (regione albuginea del magnum o camera calcigena dell’utero). Il guscio dell’uovo e dotato di microscopici che hanno la funzione di consentire la respirazione dell’embrione; la penetrazione delle Salmonella è ovviamente passiva ed è dovuta alla differenza di temperatura tra utero (41,5°C) ed ambiente esterno al momento della deposizione: tale differenza di temperatura determina uno squilibrio di pressione tra interno ed esterno dell’uovo che richiama le salmonelle attraverso i pori. Ovviamente, se il guscio è rotto il passaggio è ancora più facile.
Orizzontale
Diretta: si realizza per via orale quando i pulcini nati infetti (per la trasmissione verticale) si trovano nella fase acuta della malattia (se la superano diventano portatori sani, se non la superano andranno incontro a morte in pochi giorni). In questa fase eliminano il germe a mezzo di una diarrea caratteristica, la cosiddetta “diarrea bianca bacillare”, che determina la formazione di piccole particelle di materiale fecale che imbrattano il piumino attorno alla cloaca. È sufficiente che pulcini sani becchino i pulcini infetti nella zona cloacale perchè ingeriscono le Salmonella e si realizzi, dunque, una trasmissione orizzontale di tipo diretto.
Indiretta: è un tipo di trasmissione atipica, favorita dall’ambiente in cui i pulcini si trovano al momento della schiusa; qui sono presenti dei ventilatori per asciugare i pulcini appena nati che sollevano polveri infette costituite da minuscoli frammenti di felici e piumino; Le particelle più piccole di questo pulviscolo infetto possono essere inalate e quindi sia ha una trasmissione atipica per via respiratoria. Oltre a questa, va segnalata, una trasmissione orale indiretta per la contaminazione di mangime e d’acqua da bere.

TIFOSI
Tra gli adulti, la Salmonellosi da S. pullorum – gallinarum può trasmettersi solo per via orizzontale. Alcuni soggetti possono essere sopravvissuti ad un’infezione da pulcini e quindi rappresentano dei portatori sani che, in seguito a fattori stressanti di vario tipo, manifestano la malattia o comunque eliminano Salmonelle nell’ambiente.

PARATIFOSI
Orizzontale
È la modalità di trasmissione principale delle Salmonelle mobili. Gli animali possono infettarsi per via orale ingerendo mangime contaminato o acqua di bevanda contaminata (trasmissione orizzontale indiretta). La trasmissione orizzontale può essere anche diretta per contatto tra animale strano ed animale infetto che elimina le Salmonella attraverso le feci (tale eliminazione è continua nelle prime due settimane, poi diventa intermittente). Fonti di contaminazione possono essere: uomo (addetti ai lavori), roditori e insetti.
Verticale
Diretta: assume particolare rilevanza per gli anatidi (soprattutto S. typhimurium) ma è stata anche segnalata nel polo (S. enteritidis – typhimurium)
Diretta: si verifica con le stesse modalità viste per la pullurosi.

Patogenesi
Prima fase: colonizzazione intestinale.
Una volta ingerite, le salmonelle attraversano inalterate l’ambiente acido dello stomaco e tutto l’intestino tenue fino a stabilirsi nelle grosso intestino (in particolare nei circhi) dove il pH risulta più favorevole e dove la peristalsi intestinale è sicuramente meno intensa di quella del tenue.
Seconda fase: adesione alle cellule intestinali. L’adesione alle cellule epiteliali dei ciechi è resa possibile grazie alle fimbrie, fattori di virulenza batterici appartenenti alla categoria delle “adesione”; una volta avvenuta l’adesione, questa diventa irreversibile per la sintesi di proteine batteriche.
Terza fase: invasione cellulare e trasporto in sedi in extraintestinali.
All’adesione segue la penetrazione delle Salmonelle negli enterociti, la quale è favorita da molecole prodotta dagli stessi batteri, le “invasine”, anch’esse annoverate tra i fattori di virulenza del germe. Qui resistono all’attività litica dei lisosomi e, attraverso la liberazione di una citotissina che causa danni strutturali agli enterociti, passano nella lamina proprio dove vengono fagocitate dai macrofagi. Molti macrofagi muoiono per apoptosi; quelli che sopravvivono, invece, veicolano le Salmonella in circolo (batteriemia associata ai macrofagi) e quindi ad organi quali milza e fegato in primis e del eventualmente a numerosi altri siti tissutali.
Oltre alle già citate adesione ed invasine, altri importanti fattori di virulenza delle Salmonella (che giocano un ruolo non indifferente nella patogenicità delle stesse) sono le tossine da esse prodotte che, almeno per ciò che riguarda le S. mobili, appartengono a tre categorie differenti:
Endotossine: sono costituite dal Lipide A associato al LPS della parete batterica; inducono ipertermia. LPS è inoltre responsabile della resistenza delle Salmonella ai fagociti dell’ospite.
Enterotossine: di natura proteica, stimolano la secrezione delle cellule intestinali e bloccano l’assorbimento d’acqua ed elettroliti favorendo, in tal modo, l’insorgenza di forme diarroiche.
Citotossine: di natura proteica, causano danni strutturali agli enterociti, probabilmente per l’inibizione della sintesi proteica.

Patologie Salmonella tifosi paratifosi

Sintomatologia
PULLUROSI
I pulcini possono nascere già infetti, per trasmissione verticale del germe (in questo caso presentano i sintomi già alla nascita poichè la salmonella ha avuto 21 giorni di incubazione per poter replicare).
I pulcini possono infettarsi dopo la schiusa, per trasmissione orizzontale (in questo caso, invece, presentano i sintomi dopo un periodo di incubazione di 4-6 giorni).
Questa differenziazione circa i tempi con cui si manifestano i sintomi è importante perché da indicazioni sul tipo di trasmissione.

  • Morbilità: 20-30% per trasmissione verticale; 70-80% per trasmissione orizzontale
  • Mortalità: 20-30% per trasmissione verticale; 30-40% per trasmissione orizzontale


Anoressia
Gracilità, crescita stentata, piumino arruffato
Sonnolenza, scarsa reattività, debolezza, tendenza ad amassarsi tra loro e vicino fonti di calore
Enterite: feci liquide, biancastre (la cosiddetta “diarrea bianca bacillare”) per eccesso di urati dovuto alle lesioni renali (sintomatologia tipica della pullurosi che veniva chiamata anche “mal del calcinaccio”)
Sintomi respiratori (presenti solo nei soggetti che si infettano per trasmissione atipica per via respiratoria: rantoli, tosse, respirazione a becco aperto, iperestensione del collo, catarro tracheale)
In ogni caso, i pulcini infetti vanno incontro morte a meno che non si intervenga subito con antibiotici che tuttavia, creano i portatori sani visto che debellano i sintomi ma non danno guarigione eziologia.
TIFOSI
Gli adulti possono essere sopravvissuti ad un’infezione da pulcini (portori sani che in seguito a fattori stressanti di vario tipo manifestano sintomatologia) o possono infettarsi in allevamento per via orizzontale
Morbilità 30-60%, Mortalità: 10-15%
Anoressia, malessere generale, abbattimento, piumaggio arruffato, accovacciamento
Enterite: diarrea liquida, giallo-zolfo, maleodorante
Calo ovodeposizione (circa 10%), calo fertilità e schiudibilità dele uova
Panoftalmite, artrite (zampe) nelle forme croniche.
PARATIFOSI
Sintomi sovrapponibili a quelli della pullurosi – tifosi

Lesioni anatomo-patologiche
PULLUROSI
Intestino: enterite muco-catarrale, particolarmente nei ciechi, le placche del Peyer risultano aumentate di volume.
Fegato e milza: aumentato di volume, consistenza ridotta; colore più scuro (rosso mattone); focolai necrotici tondeggianti (a capocchia di spillo) giallo-grigiastri, non confluenti, senza alone iperemico, sopraelevati.
Cistifellea: aumentata di volume, pareti ispessite, piena di bile densa e ricca di germi.
Reni: aumentati di volume, più scuri, spesso si hanno fenomeni di nefrosi.
Miocardio: focolai necrotico-purulenti
Pericardite fibrinosa, talvolta idropericardio.
Sacco vitellino: persistenza anomala, visto che normalmente è riassorbito dentro 2-3 giorni dalla nascita, con contenuto giallastro cremoso-caseoso
Apparato respiratorio (solo nelle infezioni per via respiratoria): tracheobronchite mucopurulenta, lesioni polmonari (focolai necrotico-purulenti biancastri).
Artrite con articolazioni ingrossate a causa della presenza, all’interno delle stesse, di materiale gelatinoso color giallo-arancio.
TIFOSI
Le lesioni sono molto simili a quelle della pulurosi, tranne per due aspetti:
Mancano lesioni respiratorie (la trasmissione avviene solo per via orale)
Sono presenti lesioni all’apparato riproduttore: il maschio presenta orchite necrotizzante, la femmina invece ovarite e oviduttite. Le lesioni dell’ovaio e dell’ovidutto possono portare ad una ovulazione addominale o ad un blocco dell’ovulo nell’ovidutto, con conseguente peritonite.
PARATIFOSI
Quadri anatomo-patologici simili a quelle appena descritti.

Diagnosi
La diagnosi di salmonellosi non può essere esclusivamente basata sui sintomi clinici in quanto abbastanza aspecifici; la certezza quindi ci è fornita o dall’eventuale isolamento e dall’identificazione della specie in causa, oppure dall’esecuzione di prove sierologiche.
Nelle forme setticemiche, più frequenti in caso di infezione da salmonella ospite-specifiche, l’isolamento del batterio può essere fatto a partire da numerosi organi quali: cuore, fegato, milza, apparato digerente, ovario etc; per le restanti forme, si procede con l’isolamento dal tratto alimentare ed, in particolare, dal contenuto ciecale, cistifellea etc.
Una volta isolate, si procede alla loro coltivazione come su riportato; raggiunta la certezza che il batterio in questione sia effettivamente salmonella, si procede all’identificazione biochimica, basata appunto sulla produzione di H2S, unitamente ad altre reazioni metaboliche a carico di particolari zuccheri tra cui la fermentazione di glucosio, mannitolo e maltosio in contrapposizione alla mancata trasformazione del lattosio, saccarosio e salicina.
Gli esami sierologici vengono prevalentemente impiegati per il monitoraggio a fini profilattici della malattia e consistono in emoagglutinazione rapida, siero agglutinazione rapida e siero agglutinazione lenta. La prima viene effettuata soprattutto in campo; le altre invece, si utilizzano nel caso si desideri più accuratezza o a seguito del riscontro di casi dubbi alla EAR.
EAR. Si preleva una piccola quantità di sangue dalla cresta o dai bargigli e se ne fa cadere una goccia su di un vetrino precedentemente scaldato a 20°C; si aggiunge quindi l’antigene colorato con cristal-violetto. Se l’animale risulta positivo si ha l’agglutinazione in 1 min. di tempo: compaiono flocculi violacei grandi e ben marcati, separati da interspazi chiari.
La reazione è dubbia invece, quando i flocculi non sono ben evidenti o la stessa avvenga oltre il minuto di tempo ma comunque prima dei 2 min.
Sono infine da considerarsi negativi i campioni che non reagiscono entro i 2 min (quando si effettuano test su tacchini, oche, anatre, faraone, pernici, quagli e fagiani si deve portare a 3 min. il tempo limite della reazione).
Si consiglia di ripetere il test a circa 3-4 settimane dal primo in quanto alcuni tipi di salmonella (tutte quelle non ospite specifiche), non dando setticemia se non tardivamente (a differenza di S.pullorum.gallinarum), possono erroneamente falsare il risultato della prova a causa della scarsa iniziale produzione di anticorpi.

N.B. Oltre che il grado di sviluppo del sistema immunitario, influenzano la reazione di agglutinazione anche altri fattori quali: la presenza di troppo pulviscolo nell’aria, la temperatura troppo alta o bassa, la contaminazione operata da altri batteri (prev. Stafilococchi, streptococchi ma anche altri tipi di salmonella), la concentrazione e soprattutto il tipo di antigene impiegato (si ricorda che esistono numerose varianti antigeniche di salmonella che giustificano l’ampio numero di reattivi in commercio), eventuale interferenza con vaccini precedentemente inoculati.
Tutti questi fattori possono giustificare la presenza di casi falsi negativi o casi dubbi.

SAR. Vi si ricorre quando l’esito del test risulti positivo o allorquando vi siano dei casi dubbi. Il meccanismo è simile all’EAR ma per ottenere le reazioni, in questo caso si impiega solo il siero.
I limiti di questi test sono rappresentati dalla difficoltà di prelevare il sangue in un gran numero di volatili e dai tempi di esecuzione che rendono impossibile una immediata eliminazione-allontanamento dei soggetti positivi.
SAL. La tecnica è identica a quella della SAR ma, a differenza di questa, consente la titolazione degli anticorpi.

Diagnosi differenziale

Colera aviare: i focolai necrotici epatici sono infossati e circoscritti da alone iperemico.
Campilobacteriosi: i focolai necrotici epatici sono griglio-biancastri e tendono a confluire (strutture a forma di stella).
Istomoniasi: Le lesioni epatiche sono rare, nel pollo, e quando presenti sono più grandi, talora colfluenti, giallo-verdastre e con aspetto a “ bersaglio “, profonde al centro e rilevate ai margini.

Profilassi
La profilassi per la salmonella si basa sul rispetto di alcuni punti cardine volti all’interruzione del ciclo di infezione.
I punti critici della profilassi delle S. immobili sono:
Controllo dei portatori sani. In virtù della trasmissione verticale di S. pullorum e gallinarum, la legge 139 del 18 luglio 1964, impone l’identificazione di eventuali portatori sani negli allevamenti di riproduttori tramite emoagglutinazione. La prova va fatta sul 10% dei soggetti per la allevamenti con più di 30000 animali; i soggetti positivi non vanno eliminati (è comunque preferibile suddividere il gruppo in sottogruppi più piccoli, in quanto è più conveniente eliminare un sottogruppo che disinfettare tutto l’allevamento). Se l’allevamento risulta positivo, si ripete il controllo dopo 60 giorni sul 15% dei soggetti, indipendentemente dal numero di animali presenti in allevamento. Se dopo 60 giorni il controllo risulta negativo, l’allevamento viene dichiarato ufficialmente indenne, se invece l’esito dell’ E.A. è positivo l’allevamento è posto sotto sequestro fino al conseguito risanamento. I controlli vengono eseguiti al momento dell’entrata in deposizione (18-22 settimane), perché lo sconvolgimento ormonale che caratterizza la maturità sessuale rivirulenta le Salmonelle che replicano inducendo la produzione di anticorpi poi evidenziabili con l’E.A., e qualche settimana dopo l’entrata in deposizione per avere la certezza assoluta.
Controllo incubatoi. È importante effettuare controlli negli incubatoi perchè possono giungere uova infette che puoi causano una trasmissione orizzontale tra i pulcini. Sono fondamentali le norme di profilassi diretta: pulizia accurata e disinfezioni (in passato si usava disinfettante i locali con formalina addizionata a permanganato di potassio che ne consentiva la fumigazione, ossia la trasformazione da liquido a gas, ma tale tecnica ìY stata abbandonata perchè pericolosa per l’operatore). L’O.M. dell’11 maggio 1970 prevede che l’allestimento di un incubatoio per uova da volatili è soggetto ad autorizzazione e che le uova da incubare devono provenire da allevamenti riconosciuti indenni da pullurosi; l’allevatore e obbligato a chiamare il veterinario AUSL se insorgono problemi di schiusa o se si ha morte dei pulcini. Il veterinario deve inviare all’IZS competente per il territorio sia nelle uova non schiuse che i pulcini morti (10% per incubazioni settimanali < a 20.000 uova, 1% se superiori). L’esito degli accertamenti viene comunicato al veterinario e ai gestori dell’impianto che prescrivono il tutto suo apposito registro.
Pulizia delle uova da incubare. Sebbene sia possibile una trasmissione verticale diretta, ben più frequente risulta quella indiretta; l’igiene delle uova e dei nidi viene tenuta sotto stretto controllo:

 

  • fare in modo che nel nido sia sempre disponibile una lettiera asciutta e pulita;
  • aggiungere tavolette di paraformaldeide a ciascun nido ogni due settimane;
  • raccogliere le uova più frequentemente possibile (almeno tra volte al di);
  • le uova incrinate, sporche o deposte fuori dal nido non dovrebbero essere destinate all’incubazione e devono essere tenute separate dalle altre;
  • tutte le uova da incubazione devono essere disinfettate il più presto possibile e secondo tre sistemi fondamentali: Lavaggio a secco. Liberare le uova dalla sporcizia con l’ausilio di spazzole e facendo attenzione, però, a non rimuovere la cuticola esterna. Dipping. Immersione delle uova in vasche contenenti disinfettanti, antibiotici o chemioterapici; la penetrazione del guscio dei suddetti agenti chimici risulta favorita da particolari condizioni di temperature e dal gradiente di concentrazione. A tal scopo le si può immergere per tre minuti in una soluzione a 40 °C di glutaraldeide allo 0,25%. Iniezione di chemioterapici direttamente nell’ uovo. Risulta una pratica costosa e per tale motivo limitata ad allevamenti ubicati in aree a rischio.

 

Igiene generale dell’allevamento. Applicare sempre “ tutto pieno – tutto vuoto”, procedere a pulizia e disinfezioni accurate, impedire accesso di uccelli selvatici, derattizzazione periodiche, impedire accesso ad estranei in allevamento e far rispettare rigorose norme igieniche al personale.

Continuando i punti critici da tenere sotto controllo per la profilassi delle S. mobili sono:
Mangimi. Rappresentano, se contaminati, la più importante fonte di infezione per le S. mobili; sono imputate tanto le farine vegetali che quelle di origine animale. Le contaminazioni del mangime possono avvenire in diversi momenti: all’origine (farine animali prodotte da animali infetti, farine vegetali prodotte da vegetali coltivati in ambiente contaminato); allo stoccaggio (serbatoi o macchinari contaminati); nel trasporto (ad esempio da ratti nelle stive delle navi); nella conservazione (presenza nell’ambiente di vettori: roditori, mosche e da altri insetti, uccelli selvatici). Sui mangimi viene di norma effettuato un controllo a campione al porto (è uno dei compiti di vigilanza del veterinario AUSL) che però non può dare certezze assolute dal momento che la salmonella diffondere nel mangime “a macchia di leopardo” e quindi si può campionare una parte non infetta. Il risanamento dei mangimi può avvenire tramite: calore (Si fa scorrere il mangime in strati sottilissimi su piastre metalliche tenute alla temperatura di 70-75°C x pochi secondi di tempo, dimodochè sia almeno raggiunta la temperatura di 65°C, necessaria all’uccisione della salmonella), pellettatura, trattamento con sostanze gassose (consiste nel fare arrivare dei gas sterilizzanti negli ambienti in cui vengono miscelati i mangimi. Il gas più comunemente impiegato è l’ossido di etilene che, tuttavia, è dotato di elevata tossicità.), miscelazione con acido propionico (volta all’abbassamento del pH tale da rendere l’ambiente inospitale per il germe in questione, ma questa tecnica si rivela comunque di non eccellente efficacia a causa dell’adattamento cui il germe potrebbe andare incontro).
Controllo dell’ambiente.

 

  • Ambiente agreste: gli scarti della macellazione ed i liquami provenienti dal mattatoio, riversati nell’ambiente, fungono da mezzi di diffusione della Salmonella. In teoria dovrebbero essere trattati e depurati prima dello scarico, ma purtroppo non avviene sempre e comunque non si ha mai la sterilizzazione completa. L’inquinamento è spesso dovuto anche all’uso della lettiera come concime nei campi coltivati sia per l’alimentazione umana che animale. Le salmonelle replicano sia negli animali a sangue caldo (uccelli selvatici, topi) e sia negli animali a sangue freddo (lucertoleed insetti) che spesso riescono ad entrare in allevamento nonostante le misure adottate per impedire il loro accesso. I volatili selvatici vengono utilizzati come indicatori di sanità ambientale tramite l’esame delle loro feci.
  • Ambiente urbano: non ha grosse implicazioni con gli allevamenti avicoli, tuttavia tra i colombi si può rilevare una percentuale di soggetti inffetti che può condizionare la diffusione delle salmonelle nelle città.
  • Ambiente idrico: risulta contaminato soprattutto in prossimità degli scarichi urbani (anche l’uomo infetto elimina salmonella) o zootecnici. Le Salmonelle resistono nell’acqua per ben tre settimane ed anche di più se l’acqua è inquinata. La contaminazione dell’acqua provoca di conseguenza l’infezione di pesci nei quali la salmonella replica ma non da sintomatologia. Della fauna ittica si nutrono gli uccelli acquatici i quali sorvolando la terra ferma contaminano con le loro feci infette l’ambiente terrestre. Inoltre i pesci infetti possono essere utilizzati anche per la produzione di farine destinate all’alimentazione degli animali. Il gabbiani sono usati come indicatori della diffusione delle salmonella sui litoranei marini.


La vaccinazione dei soggetti riproduttori non è consentita in virtù della positivizzazione degli stessi, cosa che ne comporterebbe lo scarto (eliminazione dei portatori sani) dalla attività depositiva.
Per i soggetti in cui tale pratica sia consentita, si utilizzano dei vaccini vivi o vaccini spenti allestiti a partire da germi rispettivamente in fase “R” ed in fase “S”.
Entrambi i tipi di vaccini sono comunque poco efficaci come del resto è accaduto con l’autovaccinazione (isolamento di un dato ceppo da un allevamento; dopo inattivazione viene reimpiegato per la vaccinazione di tutti i componenti della stessa azienda).
L’epoca in cui viene effettuato il trattamento coincide con il periodo appena precedente l’entrata in deposizione.

Terapia
Questa pratica si avvale di numerosi agenti antibatterici (da usare comunque solo dopo aver eseguito un antibiogramma) tra cui il più efficace ed impiegato è il furazolidone (0,04% per 10 gg nel mangime; 0,01% viene impiegato a scopo profilattico) ma anche sulfamidici e nitrofuranici.
Lo scopo del trattamento è esclusivamente finalizzato all’attenuazione delle manifestazioni cliniche ed alla diminuzione della mortalità. Tuttavia la sterilizzazione del soggetto è molto difficile ad ottenersi, per cui la terapia più consigliata risulta essere comunque l’allontanamento degli animali infetti da quelli eventualmente ancora sani al fine di evitare, oltre che la creazione di nuovi portatori sani, anche contaminazioni crociate nell’allevamento ed al macello e di ridurre il rischio di acquisizione di A-R da parte dei sierotipi in causa.

Riferimenti legislativi (RPV n° 320 del 1954)
Si impone la denuncia al sindaco; istituzione di area di protezione (3km) e di sorveglianza (10km); impediti degli spostamenti; evitare incubazione uova; controllo sanitario allevamenti di riproduttori (tramite indagine sierologia); risanamento.

 

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GIURAMENTO

Giuramento professionale


Entrando a far parte della Professione e consapevole dell'importanza dell'atto che compio prometto solennemente di dedicare le mie competenze e le mie capacità alla protezione della salute dell'uomo, alla cura e al benessere degli animali, promuovendone il rispetto in quanto esseri senzienti; di impegnarmi nel mio continuo miglioramento, aggiornando le mie conoscenze all'evolvere della scienza; di svolgere la mia attività in piena libertà e indipendenza di giudizio, secondo scienza e coscienza, con dignità e decoro, conformemente ai principi etici e deontologici propri della Medicina Veterinaria.

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